mercoledì 14 settembre 2011

NO, non ci stiamo!

Abbiamo offerto un patto al nostro paese: facciamo dell’Italia un luogo vivibile anche per le donne, cambiando lo stato sociale, arrestando la tendenza al declino, riportando l’Italia al centro dell’Europa.

Siamo convinte che senza questo patto non si esce dalla crisi istituzionale, politica, economica e morale che sta strangolando la società italiana.
L’ unica risposta arrivata è questa manovra.
ECCOVI LA MAPPA :
SIAMO QUI. PRIMA DELLA MANOVRA
Le donne italiane lavorano 60 ore alla settimana, più di tutte in Europa.
Solo il 46 % ha un’occupazione; la media europea è del 60%.
L’Italia è al 21esimo posto tra i paesi industrializzati per l’indice di benessere delle donne madri.
3 milioni e mezzo sono le donne che non lavorano per assenza di servizi.
Solo il 18 % dei bambini trova posto nei nidi.
800.000 sono le donne licenziate o costrette a dimettersi per la maternità.
Se lavorano, le donne hanno salari del 30 % più bassi degli uomini a parità di mansioni.
Le donne anziane sono le più povere e percepiscono le pensioni più basse per avere accudito, nel corso della loro vita lavorativa, figli, nipoti, genitori.
Le donne giovani sono più precarie dei giovani uomini e più laureate. Pagheranno la precarietà: oggi con l’incertezza del futuro, domani con una pensione misera.
Le donne sono marginali nella vita pubblica, perfino più che in alcuni paesi in via di sviluppo.
SIAMO QUI. DOPO LA MANOVRA
Sono soprattutto donne i pubblici dipendenti che garantiscono il funzionamento delle scuole, degli ospedali e degli altri servizi: a loro la manovra, dopo aver già aumentato a 65 anni l’età pensionabile, rimanda l’erogazione della liquidazione, blocca gli aumenti salariali, non rinnova il rapporto di lavoro precario, diventato in questi anni la norma anche nel settore pubblico.
Alle donne che lavorano nel privato dal 2014 viene progressivamente aumentata l’età per aver diritto alla pensione, senza dare nulla in contropartita.
Cambieranno le norme per ottenere la pensione di reversibilità, percepite prevalentemente dalle donne.
I tagli indiscriminati e pesanti agli enti locali diventeranno tagli ai servizi: asili, trasporto pubblico per le scuole, assistenza agli anziani, fondi destinati alle fragilità sociali che andranno tutti a carico delle donne, giovani e anziane.
Lo Stato, dunque, abbandona a se stessi bambini, vecchi, malati, disabili, tanto saranno le donne a prendersene cura. Ovviamente gratis. 
Infine l’articolo 8, che cancella diritti non negoziabili delle lavoratrici e dei lavoratori, renderà ancora più drammatica la vita delle donne.
Le scelte del governo sono dannose per le donne e inutili per tutti perché recessive.
 
Non consentiremo che si continui a governare contro le donne e contro il futuro dell’Italia.
Comitato Promotore SE NON ORA QUANDO?

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